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Sonntag, 19. Juni 2011

Fabrizio de André

Ich habe es nicht gewusst. Italienisch gelernt mit Fabrizio de André. Dann ist er gestorben, als Kettenraucher mit Tumor. Und jemand hat "Andrea" übersetzt und ins Netz gestellt. Am Ende wirkt die Übersetzung ein wenig störend.


Andrea
=
Andrea s'è perso s'è perso e non sa tornare
Andrea s'è perso s'è perso e non sarà tornare
Andrea aveva un amore Riccioli neri
Andrea aveva un dolore Riccioli neri.
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C'era scritto sul foglio ch'era morto sulla bandiera
C'era scritto e la firma era d'oro era firma di re
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Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.
Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.
-
Occhi di bosco contadino del regno profilo francese
Occhi di bosco soldato del regno profilo francese
E Andrea l'ha perso ha perso l'amore la perla più rara
E Andrea ha in bocca un dolore la perla più scura.
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Andrea raccoglieva violette ai bordi del pozzo
Andrea gettava Riccioli neri nel cerchio del pozzo
Il secchio gli disse - Signore il pozzo è profondo
più fondo del fondo degli occhi della Notte del Pianto.
-
Lui disse - Mi basta mi basta che sia più profondo di me.
Lui disse - Mi basta mi basta che sia più profondo di me.


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Nachtrag, nach einigem Herumlesen. Zufallsfund:


Fabrizio De André e gli omosessuali

Le canzoni di Fabrizio De Andrè (18 febbraio 1940-11 gennaio 1999) sanno raccontare storie, emozioni e sogni del nostro tempo... Tra i tanti temi del suo repertorio troviamo anche l'omosessualità.
...


Il tema dell'omosessualità è anche presente in alcune canzoni del cantautore in cui compaiono diverse figure di gay «da lui definiti figli della luna, con citazione platonica. 


Il soldato Andrea, innamorato di un contadino, dell’omonima canzone. Il trans Fernanda, ispirato a una storia vera, protagonista di “Princesa”, pezzo di apertura di “Anime Salve”. Inoltre, la prostituta protagonista di Via del Campo sarebbe esistita veramente e sembra che fosse in realtà un uomo, Mario, in arte Morena, scomparso non molto dopo De André», da storiadellamusica.it Andrea (1978) «La canzone parla di un figlio della luna, vittima della guerra. L'ambiente richiama il mondo delle fiabe, ma il dolore per la perdita dell'amato è tragicamente reale. Così Andrea si suicida gettandosi nel pozzo più fondo del fondo degli occhi della Notte del Pianto; quest'atto gli sembra l'unico modo per vincere il dolore», cit. di Matteo Borsani e Luca Maciacchini, Anima salva, p. 114. «Questa canzone la dedichiamo a quelli che Platone chiamava, in modo poetico, i figli della luna; alle persone che noi chiamiamo gay oppure, per una strana forma di compiacimento, diversi, se non addirittura culi. Mi fa piacere cantarla così, a luci accese, a dimostrare che oggi si può essere semplicemente se stessi senza bisogno di vergognarsi», dalla presentazione di De Andrè al concerto tenuto al Teatro Smeraldo di Milano il 19 gennaio 1992.